Per il trattamento dei dati in ambito sanitario, il professionista sanitario, soggetto al segreto professionale, non deve più richiedere il consenso del paziente per i trattamenti necessari alla prestazione sanitaria richiesta dall’interessato, indipendentemente dalla circostanza che operi in qualità di libero professionista o in una struttura sanitaria pubblica o privata.

E’ invece richiesto il consenso, o una differente base giuridica, quando tali trattamenti non sono strettamente necessari per le finalità di cura, anche quando sono effettuati da professionisti della sanità.
Ne sono un esempio i trattamenti di dati sulla salute connessi all’uso di “app” mediche (ad eccezione di quelle per la telemedicina), quelli effettuati per la fidelizzazione della clientela (come quelli praticati da alcune farmacie o parafarmacie), oppure per finalità promozionali, commerciali.
Si fa inoltre presente che, sulla base di quanto disposto dall’art. 21 del D.Lgs. 101/2018, salvo che il fatto costituisca reato, le violazioni delle prescrizioni sono soggette alla sanzione amministrativa di cui all'articolo 83, paragrafo 5, del Regolamento (UE) 2016/679, vale a dire fino a 20 milioni di euro, o per le imprese, fino al 4 % del fatturato mondiale totale annuo dell'esercizio precedente, se superiore.
Si evidenzia, infine, che, sempre ai sensi dell'art. 21 sopra richiamato, il provvedimento in oggetto produce effetti fino all'adozione, per le parti di pertinenza, delle regole deontologiche e delle misure di garanzia previste rispettivamente dagli artt. 2-quater e 2-septies del D. Lgs. 196/2003.

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